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Record Nr.

363734

Titolo

Gli ultimi sono - saranno - i primi / a cura di R. Buffo e P. Coda ; saggi di M. Donà ... [et al.].

ISBN

978-88-311-0669-6

Descrizione fisica

197 p. ; 21 cm

Collana

Dizionario dinamico di ontologia trinitaria ;

Dizionario dinamico di ontologia trinitaria. Prospettive ;

Altri autori (Persone)

Coda, Piero, <1955- >

Donà, Massimo, <1957- >

Buffo, Raul

Soggetti

Giustizia - Concezione cristiana

Locazione

Venegono

Collocazione

2YA L 9

Lingua di pubblicazione

Italiano

Formato

Materiale a stampa

Livello bibliografico

Monografia

Sommario

Il volume (DDOT/9) è dedicato al rapporto tra i primi e gli ultimi. La parabola evangelica dei lavoratori della vigna o degli operai dell’ultima ora (Mt 20,1-16) apre a una serie di interrogativi sulla priorità logica, ontologica ed etica del primo sull’ultimo, sulla comprensione della giustizia degli uomini di fronte alla paradossalità della giustizia di Dio e, infine, sul rapporto tra la condizione storica e quella escatologica. Come intendere dunque l’affermazione di Gesù: “gli ultimi saranno i primi”? Come intendere la “giustizia degli ultimi” alla quale fa eco questo brano? Secondo una logica umana, troppo umana, si potrebbe trattare della promessa di un progredire nella propria condizione che, tuttavia, in quel “saranno”, rimanda a un futuro che continua a tardare, o forse soltanto a una mera utopia, o a una vana consolazione. Ma se guardata dalla logica del Regno di Dio cui sottostà la parabola, essa invita invece a vedere quel futuro come un futuro escatologico, che quindi si converte in unpresentestorico. Quel “saranno”, cioè, è anche, soprattutto, un “sono”. Proprio perché, secondo una logica divina, trinitaria, essere ultimo ed essere primo non si escludono a vicenda. Altrimenti questa trasformazione degli ultimi in primi non sarebbe che un progredire,



un lasciarsi alle spalle la condizione che li vede ultimi o quantomeno penultimi, nel segno di una sostituzione. Non è forse di questa logica che si fa testimonianza il verdetto della parabola? Non invita essa a pensare che gli ultimi vengono qui riconosciuti “primi” proprio in quanto ultimi, e non in quanto capaci di lasciarsi alle spalle, dopo averla esclusa, la condizione di ultimatività? [2. di cop.]